A Fruita, una cittadina del Colorado negli U.S.A., un pollo ha vissuto senza testa dal 1945 al 1947. Il suo nome era Mike. Un giorno Mike si deve essere reso conto che non poteva andare avanti in quella situazione ed è morto. La storia di Mike
Io sono riuscito a sopravvivere per 6 mesi senza cuore e con meno cervello del solito. Non ci credete? Chiedetelo ai miei più cari amici, loro vi diranno che il mio comportamento non potrebbe essere spiegato altrimenti.
Non riuscivo a convincermi. Non ci riuscivano i fatti. Non ci riusciva nessuno. Continuavo ad avere in testa una persona che non esisteva più, e questo solo perchè frequentavo una sosia.
Portare avanti uno spettacolo non fù facile. Un vero attore riesce a lasciarsi tutto dietro in quei pochi centimetri che separano il palco dal mondo reale. Per quanto mi consideri capace non sono ancora un vero attore.
Così ad ogni prova io lentamamente agonizzavo dentro, cercando di interpretare un personaggio di una commedia. Una COMMEDIA capite? *battuta* *situazione comica* *pubblico che ride* . Ogni volta stringevo i denti e dicevo a me stesso che prima o poi sarebbe passata, che prima o poi ci avrei fatto l’abitudine.
Fortunatamente riuscii a volgere i miei interessi anche in altre direzioni. Se penso a quante cose ho fatto e quante persone ho conosciuto in questi 6 mesi! Ora sorrido pensando che se quel che è accaduto non fosse successo mi ritroverei forse felice ma con molte meno persone ed esperienze da raccontare. E’ possibile che alcuni di voi pensino che dopo il raccoglitore io cessai di ingegnarmi per “lei”. Vi capisco. Davvero. Ma vi sbagliate.
Decisi che per Natale avrei creduto nella sua “magia” e avrei tentato un ultimo meraviglioso azzardo.
L’ idea mi nacque per caso, guardando un documentario su 2pac con le note di una sua canzone. La canzone in questione era changes. Cambiamenti. Rimasi folgorato da quelle note e dalla melodia. Così mi misi a “comporre” in simil volgare e in strofe che avrei “rappato”.
Qui vi narro la novella,
sia di cuor che di cervella,
che di giovani persone,
lei carina lui musone,
han si gran amor provato
ca bisogn d’esser cantato.
Una sera per diletto,
grazie ad un buffo ometto,
lui recò la sua persona,
su un’insolita poltrona,
a veder l’ottava arte,
senza averne egli le carte.
Con sorrisi venne accolto
e agli attori piacque molto
piaque tanto qui vi giuro
chel suo destin non fu più oscuro.
Diventato anch’egli attore,
riprovò inver l’amore.
RIT
Ad unirli furon li occhi,
non tremarono i ginocchi,
Ne’ prodezze strane alquanto,
ma curiosità soltanto,
di conoscersi a vicenda,
una cosa inver stupenda.
Corteggiarla lui voleva,
e una sera lei preleva,
per andar a far gli auguri,
a una donna da spergiuri,
Tanto riso e tanto gaudio!
Quella sera fu un tripudio.
Liberarla lui bramava,
e da Parma la preleva,
per teatrar assiem a Roma,
e ascoltar di lei l’idioma.
Starle accanto e benvolerla,
come la più rara perla.
RIT
La fortuna e ancor la sorte,
volle loro assiem più volte,
a parlar di volta in volta
con favella o rozza o colta.
ma lei libera non era,
altro uom tra loro c’era.
Prese il destino lor per mano,
A danzar assiem lontano.
Una notte con la pioggia,
Egli il cuor su lei appoggia,
e rimane lei contenta,
tal fardello non lamenta.
Liberata finalmente,
corpo sì, ma anche la mente,
di due uno diventoron
ed in molti lo notaron.
Era amore senza dubbio,
uno splendido connubio.
RIT
In una notte senza luna,
con le stelle a far fortuna,
una cadde e lor sgomenti,
liberati i sentimenti,
e desideri che non diciamo,
si scambiaron alfin “Ti amo”.
Amore, amore e amor ancora
riempì attimo, minuto ed ora
problemi ebbero più o meno gravi
ma riuscion a restar savi,
finchè lui errori fece
che tuttora maledice.
Non udì stolto l’allarme
e non dette a lei conferme,
la pazienza si sa non dura
e l’amor ben presto usura
alche ella ormai sfinita
rivolette la sua vita.
RIT
La novella qui finisce
con un uomo che svanisce,
ed un altro già rinasce
dagli errori chel vecchio fece
e che canta da lontano,
non dimenticar che t’amo.
Alcuni pensano che dovrei vergognarmi di una cosa simile. Io mi vergogno, ma di loro. Preparai due esami in quei mesi, componendo e studiando. Alla fine confezionai un cd commisionando la stampa a colori di una copertina di un retro e di un’etichetta.
Glielo consegnani appena prima di partite per delle vacanze di Natale da passare assieme ai parenti che avevo trascurato negli ultimi due anni e mezzo.
Tutti mi accolsero con grande affetto, senza fare domande. Mi sentii un vigliacco, uno scarto d’ uomo per come li avessi trascurati troppo preso dalla mia storia d’amore e dai miei interessi. Chiesi il loro perdono, ma evidentemente la mia situazione si esprimeva anche nel mio aspetto perchè non ci fu bisogno di molti discorsi. Stavo male, e si vedeva. Con loro e con i miei amici passai delle splendide vacanze e festeggiai le ricorrenze comandate senza mai ricevere nessuna comunicazione da lei.
Sapete, penso di odiare la definizione “A Natale siamo tutti più buoni”. Questo significa che il resto dell anno siamo tutti più stronzi! Allora facciamo così: a Natale siamo tutti più stronzi, che sia il giorno peggiore dell’anno! Meglio 1 giorno orribile che 364 “meno buoni” non trovate?