Friday, April 28, 2006

Una volta…

E’ una trappola!

Probabilmente lo sapevate ma ci siete finiti di nuovo dentro.

Almeno per me funziona così, quando li vedo non riesco a resistergli, è più forte di me!

Sono loro … i puntini di sospensione. Ognuno cela qualcosa di misterioso e chiunque si definisca un buon lettore o un buon curioso non riesce a sfuggirgli.

Ora, potrei essere bastardo con voi e tenervi imprigionati in questo blog con una sequela di puntini, ma sono solo uno stronzo.

O meglio lo sono secondo i canoni vigenti mentre scrivo.

Le donne sono tutte troie e gli uomini sono tutti stronzi. Punto. Primo assioma della convivenza civile.

Direte voi: questo lo sapevamo già!

Ecco ma quello che io non sapevo è che quella che viene sbandierata come una battaglia ad armi pari, non è alla fine questo gran scontro leale.

I colpi bassi ci sono tutti, nessuno escluso, sopratutto quando si parla di sentimenti.

E’ possibile che io parli solamente di questo nei prossimi post: sentimenti.

Ebbene ognuno ha i suoi, stamattina i miei sono mischiati come le nuvole in cima all’ appennino.

 

Se avete qualche problema con quanto ho scritto sappiate che:

 

Capisco. Vedrò cosa posso fare.

 

Iniziamo questo blog.

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Contatto Skype: xephes-stefs MSN: stefsthemad@hotmail.com

Posted by StefsTM at 10:34:53 | Permalink | Comments (38)

Me uomo.

Sono un maschio e mi piace esserlo.

Mi piace non dover passare l’inferno ogni tre settimane.

Mi piace non dovermi preoccupare se qualcun altro si è vestito come me.

Mi piace potermi vantare delle mie qualità anatomiche con i miei simili.

Mi piace che dove passo la maggior parte del tempo sembri essere appena passato Godzilla.

Sono un Sapiens Sapiens, poco Erectus perchè la maggior parte del mio tempo la passo seduto.

E piango.

Mi piace piangere per commozione, per dolore (un pò meno) per tristezza.

Tutti gli animali piangono, forse anche i pesci rossi nelle bocce di vetro.

E io ho pianto un sacco di lacrime fino ad oggi, e penso che ne piangerò ancora.

Questo mi rende meno uomo? No. Non riesco a ridurre una lattina in poltiglia d’alluminio con una sola mano.

Se devo rompere qualcosa uso oltre 2000 anni di evoluzione.

Se devo rompere i maroni uso oltre 23 anni di esperienza.

Se devo piangere lo faccio, e l’ho fatto. A Salisburgo.

Posted by StefsTM at 10:33:56 | Permalink | Comments (2)

Lacrime a Salisburgo.

Mi è stato chiesto se avessi in testa ancora “lei”.

Non è propriamente così.

Ci sono state varie fasi da quando sono stato lasciato.

Fasi che in futuro scriverò nel dettaglio per poterle rileggere un giorno.

Il punto in cui mi trovo ora è molto particolare.

“Lei” ormai non la conosco nè sono spinto a volerla conoscere per me ora è un’estranea totale e questo mi facilita di molto il ritorno a luoghi ed attività dove la sua presenza è costante o probabile, tra cui il teatro.

C’e’ poi un’ “entità” se mi passate la parola che per me è morta 6 mesi fa e per cui ho provato un amore tale, il primo vero amore lungo,serio e coinvolgente..tale dicevo da farmi scrivere in viaggio verso Innsbruck:

Amore mio, non hai idea di quanto io ti ami ancora, e credo che ti amerò sempre con quell’ amore incredibile che mi è nato dentro. Un amore che non riesco a soffocare e che non riesce ad uccidere colei uguale a te ma che non sei tu.Tu che sei morta sei mesi fa. Ci ritroveremo un giorno o in un’altra vita. Aspettami.

Non mi interessa se “lei” possa arrivare in questa parte di Web e leggere e dubito possa leggere un’ entità inesistente
che si è manifestata da sei mesi orsono fino a qualche giorno fa solo nella mia testa e nel mio cuore.

Io non la riconosco e non la identifico più con “lei” per la quale provo compassione e pietà.
Ed erò là, a Salisburgo nello spiazzo antistante il duomo, in una insolitamente calda notte austriaca, seduto da solo sotto la luce di un lampione con “Fields of Gold” di Sting e “Who Wants To Live Forever” dei Queen eseguita dalla London Symphony Orchestra con la mente che mi evoca un fantasma, uno spettro di colei che ho amato. Che mi siede vicino sulla panchina, appoggia la testa sulla mia spalla, ma io so di non potermi muovere perchè farei sparire quella sensazione e lacrime scendono una dopo l’altra tra l’indifferenza dei passanti. Poi lei si alza, e dopo qualche passo si gira e mi saluta mandandomi un bacio prima di sparire.

Finirà anche questa fase anzi è già finita.

Questa mia prima storia d’amore, di un amore difficile da descrivere, forse perchè primo, forse perchè ognuno ama a modo suo, dicevo questa storia mi ha lasciato diversi bagagli importanti tra cui una profonda diffidenza verso le donne e verso l’amore.

Ho dovuto rivalutare i miei canoni e come ho scritto in viaggio:

Io credo nell’amore o meglio nella sua esistenza. E ci credo perchè l’ho provato, pieno, travolgente, magnifico.

Ma non credo nella sua forza, quell è una menzogna. La forza dell’amore, dell’amore che “può”, che supera gli ostacoli, ebbene questa forza è nulla, non esiste.

L’ amore è come una corda tesa da due persone che si amano. E più si amano più è tesa, e più sopporta pesi e sforzi.

E’ possibile che uno dei due “tiranti” allenti la presa, e allora la corda perda tono: in quel momento sta all’altro tirare più forte per riportarla in tensione.


Ma se uno dei due molla la corda… allora questa cade perchè è senza forza. Una corda non sta tesa nell’aria in mano a una sola persona, non può farcela, se lo fa è un trucco.

Mera illusione da prestigiatore.

L’amore è una corda, e la forza è di chi ama, non dell’amore.

Posted by StefsTM at 10:32:47 | Permalink | Comments (3)

Il vaso che abbiamo dentro.

Una volta ospite di un’ altra blogger ho scritto:

Amore… eh, ogni cultura ha un suo modo per intendere questo sentimento, e ogni individuo ha un suo “foglietto illustrativo” sul da farsi nel caso in cui l’ Amore (quello con la A maiuscola) si presenti. C’e’ chi attende e spera ignorando il detto “chi vive sperando muore…” beh lo sappiamo tutti come muoia. C’e’ chi sogna, e troppo preso dal sognare si dimentica di essere nel piano reale e non in quello onirico, così corre corre corre cercando di arrivare da qualche parte, e magari a volte ci riesce. C’e’ chi cerca disperatamente, in ogni angolo, tra le pagine di un libro, nei sedili degli autobus questo sentimento tanto decantato e discusso. Io credo che l’amore sia realmente una di quelle poche cose imprevedibili, che ti stupiscono da un giorno all’altro, come il germoglio di un seme che hai piantato: l’importante è avere fiducia che possa germogliare, facendosi vedere piccolo e verde dove poco prima c’era solo la terra, pur sapendo che prima o poi sarà lì, all’ improvviso non ci è dato sapere quando questo avverrà. E forse è proprio questo il bello.

 

Confermo quanto pensavo allora.

Credo che abbiamo un vaso dentro di noi con del terreccio più o meno fertile e più o meno adatto a piantarci qualcosa. Accade ogni tanto che qualcuno ci metta un seme. A noi non è dato sapere appunto se e quando germoglierà e per quanto mi riguarda tutto ciò è magnifico. Tuttavia succede anche che una pianta robusta venga estirpata dal nostro vaso portandosi dietro parecchio terriccio tutt’intorno alle radici. A quel punto è questione di tempo e di cura. Lentamente rimettiamo la giusta quantità di terriccio e lo rendiamo col tempo di nuovo pronto ad accogliere un seme. Per poterci girare un giorno e vedere finalmente un altro sorprendente germoglio.

 

Posted by StefsTM at 10:32:22 | Permalink | Comments (1) »

Fase Zero.

Così è cominciato tutto. Probabilmente sarebbe più appropriato dire che così è “continuato tutto”. Non so voi ma io non lascerei un topolino impaurito in una cristalleria figuriamoci un elefante. Ed invece fui proprio io l’elefante in crisi di panico. E la cristalleria furono le ultime giornate serene del mio rapporto di coppia.

Prima delle varie fasi post rottura c’e’ stato un periodo in cui tutto avrebbe potuto andare diversamente, ma non preoccupatevi per me: la notte dormo.

 

Immaginatevi un artificiere, e chiamatelo chennesò… Adam. Adam viene addestrato per mesi e mesi nel corso artificieri in cui gli si insegna come funziona un ordigno, come lo si disinnesca e come può perdere l’uso delle mani se non la vita. Adam sa che un giorno potrebbe capitargli la Bomba, quella con la B.

E un giorno arriva qualche ufficiale che gli fà: “Oh Adam lo sai che c’e'? C’e’ la Bomba.”

 

Quando a me arrivò la chiamata non potei tirarmi indietro. Non avevo amici più grandi o fratelli maggiori che mi avessero istruito su come gestire le crisi di coppia. Tutte le mie conoscenze si arrestavano rovinosamente sulla filmografia americana in cui prima succede un casino e poi tutto si aggiusta e vissero tutti felici e contenti.

 

Adam è concentrato, suda all’interno della goffa protezione imbottita. Questa situazione è così simile eppure così diversa da quelle provate al corso. Una voce ferma ma impaziente gli gracchia nelle cuffie. “Forza Adam, filo rosso o filo giallo?”

 

Cosa potevo fare? Oggi avrei molte risposte. Allora seguii l’istinto, e cercai di farmi forza facendo la parte di colui sicuro di sè che dice a sè stesso e alla partner “vedrai che andrà tutto bene” “ti capisco”.

 

Adam ricorda le ore e ore di addestramento e le simulazioni al corso. Il tempo sembra fermarsi, Adam intuisce che il dinamitardo di turno ha voluto fare il furbo e vuole spingerlo a tagliare il filo rosso. Passa le estremità luminose delle piccole cesoie attorno al filo giallo. Ha la mente sgombra. Taglia.

 

Non ci sono libri che spieghino cosa fare, si può solo supporre come comportarsi tenendo conto che siamo tutti diversi. Oggi posso dire di aver agito col cuore ma nel pieno dell’ ignoranza. Questa esperienza è stata la mia prima lezione.

 

Non succede niente. Il filo giallo penzola reciso davanti ai suoi occhi mostrandogli l’interno in rame. La voce gracchia nuovamente nelle cuffie: “Bravo ragazzo! Grande! Ce l’hai fatta!”

 

Mi sembrò di avercela fatta, di essere riuscito a trasmettere più sicurezza possibile. “Il peggio è passato” pensai, era solo questione di raccogliere i cocci e ricostruire meglio per evitare che una situazione simile potesse riaccadere.

 

Adam sente il battito del suo cuore, i muscoli che fino a quel momento erano stati in tensione si rilassano, lentamente lascia che il suo respiro esca dalle sue narici portando fuori dal suo corpo tutta la tensione. Con un sorriso si sfila il casco di protezione e lo appoggia a terra. Qualcosa fà “click”.

 

E invece riaccade subito. Peggiore di prima, e visto che le decisioni prese precedentemente sembrano aver fallito decido di cambiare tattica. Decido che forse è il momento di prendersi una pausa. Decido che è finita e bisogna prenderne atto almeno per il momento. Lezione numero 1: Non esiste una fine momentanea. Quelle si chiamano pause. La fine è fine.

 

Dalle cuffie nel casco Adam sente gridare il suo nome, e l’unica cosa che riesce a pensare è “Merda” prima che l’esposione si porti via lui, il casco e mezzo palazzo.

 

Io ho giocato d’azzardo e non potevo fare altro in quell’istante e non me ne rammarico. Venni lasciato e indussi a lasciarmi allo stesso tempo. Una notevole trappola.

 

Il dinamitardo aveva posizionato tre sensori suscettibili alle variazioni del peso attivabili solo dal taglio del filo giallo che effettivamente disinnescava il congegno principale. Il filo rosso se reciso avrebbe fatto deflagrare immediatamente l’ ordigno ma questo Adam non lo sapeva nè lo seppe mai. Lo seppero però i suoi colleghi che disinnescarono altri tre ordigni simili grazie al suo sacrificio. Per quanto ne sappiamo… il dinamitardo non è stato ancora catturato.

 

E mi mancò subito. Le mie scelte mi avevano portato in un binario morto. Nei giorni e nei mesi seguenti avrei cercato di rimediare a quanto avevo fatto. Inutilmente.

Posted by StefsTM at 10:31:50 | Permalink | Comments (2)

Fase 1: Uh-Oh…

 

Mi facevo forte, più forte e ovviamente mi sbagliavo.

Capii che qualcosa stava crollando dentro di me appena mi misi a letto. Era finita. FINITA! Questa non era una “pausa”!

Iniziai a concorrere fin da subito per il premio “maschio-incoerenza” inviandole degli sms.

Non riuscivo a credere a quanto stesse accadendo o fosse accaduto poche ore prima. Due anni e mezzo di condivisione (quanto mi suona suadente questa parola oggi) erano finiti così. Nessuno era morto, o partito per andare in guerra, o a lavorare all’ estero o emigrato per forza maggiore. E queste erano le uniche ipotesi a cui riuscissi a pensare quando mi soffermavo a ragionare su come sarebbe potuta finire la nostra relazione. Infedeltà? Manco a parlarne. Fine dell’ amore? Hey hey hey nel mio mondo l’amore non finisce! si alza e si abbassa!

E invece ero stato colpito da un “Non ti amo più”. Sarei curioso di vedere le facce delle due vedette sul mio cuore quando si resero conto che stavano andando a cozzare contro un Iceberg. Sì, paragono il mio cuore a un Titanic. Enorme!Inaffondabile! Probabilmente da qualche parte tra la valvola mitrale e un ventricolo ci sono anche dei globuli rossi di terza classe che ballano musica folk irlandese… ma non posso garantirlo.

In quel momento un paio di miei neuroni stavano scambiandosi informazioni elettrochimiche che potremmo paragonare al dialogo degli orchestrali di bordo: “Signori, è stato un piacere suonare con voi….” SBRAAAAAAAAAAAAAAAAMMMM!! Stava affondando! AFFONDAVA COME UN SASSO! Non potevo permettermi il lusso di fare il capitano che affonda con tutta la nave. Fui molto più codardo e pazzo… volevo salvarla quella nave. Solo in seguito capii che non ero io che cercavo di tenere su una nave destinata ad affondare ma che era la nave che mi stava portando rovinosamente a fondo rischiando di farmi annegare.

Ora, quando l’acqua comincia a salire nessuno si mette a scherzare o a schizzare gli altri… tutti cerchiamo qualcosa che galleggi così da poterci salvare la pelle. Il mio salvagente furono le persone con cui ero in contatto.

E questa è un’altra fase..

 

Posted by StefsTM at 10:30:31 | Permalink | Comments (1) »

Fase 2: Increasing distances.

Gli amici. Senza di loro dove sarei?

Mi vedo da qualche parte. Morto.

Per quanto io sia solare e positivo non sono molto bravo a impattare contro le cose, c’e’ chi è capace di farsi passare sopra un tir e chi schiva anche le foglie che cadono. Io sto nel mezzo.

Li contattai subito, quasi tutti. Stavo cadendo e il paracadute non si apriva, avevo bisogno di qualcuno che mi dicesse che c’erano dei rami o che mi lanciasse una corda.

Anche loro rimasero sorpresi dell’ accaduto. Molti adottarono il tono rassicurante del “vedrai che si risolve”, dopotutto agli occhi di molti ervamo una Coppia con la C maiuscola.

Stare nel mezzo ha i suoi vantaggi, ma ogni tanto capita di non riuscire a schivare nè le foglie nè i tir. E il destino ci mise lo zampino. Dovetti incontrala di nuovo per impegni comuni non derogabili o evitabili. E fu orribile.

Cercai di capire meglio le ragioni dell’ unhappy ending. E lei mi confuse ancor più le idee o me le confusi da solo, non saprei ben dire dato che al momento ero alquanto stordito.

La persona con cui avevo condiviso tanto per due anni e mezzo stava prendendo rapidamente le distanze da me. Le mie parole non servivano a niente, qualsiasi cosa dicessi lei aveva una sua idea. Io non parlavo a lei, ma a qualcosa che non avrebbe sentito nulla.

Seppi dopo che gli amici che avevo messo al corrente della situazione l’avevano contattata e questo le aveva dato fastidio.

Io dovevo comprendere quanto mi stava dicendo e dovevo accettare senza condizioni la situazione.

In amore e in guerra tutto è permesso.

Volevo che lei mettesse su un piatto della bilancia quanto di buono e sull’altro quanto di male ci fosse di me sicuro che l’ago avrebbe puntato senza esitazioni verso il buono.

Volevo sapere cosa volesse realmente o chi, che tipo di persona. Beh, non lo sapeva.

Io non lo so ancora oggi, ma non m’importa più.

Stava iniziando un lungo, lunghissimo percorso di guerra in cui avrei cercato di mostrare le mie qualità, ma che se ne fà un cieco di uno specchio?

Posted by StefsTM at 10:29:38 | Permalink | No Comments »

Fase 3: Attenzione alla segnaletica.

Ogni tanto qualcuno mi dice che fa fatica a starmi dietro. Voi non sapete che a volte, ma solo a volte, faccio fatica anch’io a stare davanti.

Cosa potevo fare? La mia mente si mise subito al lavoro.

Registrai un sito dove pubblicai il testo delle “nostre” due canzoni preferite e una mia dichiarazione d’amore anagrammata.

Ma come potevo dirigerla su quel preciso indirizzo internet?

Ideai e realizzai dei volantini di questo tipo:

“L’ Associazione Civica Oltrelarcobaleno organizza un incontro con la cittadinanza per dibattere delle seguenti tematiche:

Vuoi SALVARE il tuo RAPPORTO aziendale prima che il capo ti licenzi?

PER DONARE gli organi serve il consenso dei familiari?

Tisane di stagione: meglio dolci o AMARE?

(inclusi anche una frase riferita al copione che stavamo provando in modo che fosse palese l’origine del volantino)

Per saperne di più visitate il nostro sito!

 

Chiesi a uno dei miei fratelli adottivi l’aiuto per realizzare questo folle progetto che avrebbe dovuto compiersi di notte. Ma le temperature basse, e la nebbia mi fecero desistere, i volantini si sarebbero spappolati con l’acqua e l’umidità.

Decisi allora di invitarla a Roma per Natale, così recuperai due biglietti ferroviari a cui modificai con delle etichette le partenze e le destinazioni, rimandando nuovamente al sito dove avevo pubblicato un’immagine di Homer Simpson vestito da centurione che abbraccia Marge vestita da patrizia con un esplicito invito a un viaggio nella città eterna.

Non ebbi modo di consegnarle i biglietti perchè non riuscii a trovare il coraggio di chiederle ancora di incontrarmi.

I giorni passavano lenti e dolorosi, spiegai a Jane la situazione in cui ero finito e lei mi consigliò un libro: Gli Uomini Vengono da Marte e le donne da Venere.

Io sono sempre stato scettico per non dire critico nei confronti di chi pubblica manuali o libri sul come vanno i sentimenti, ho sempre considerato tali scrittori dei parassiti capaci di lucrare sulla natura umana.

Il libro in questione invece mi sorprese. Non c’erano metodi miracolosi o azzardati consigli ma una serie di considerazioni sulla natura del rapporto di coppia e sulle differenze tra uomo e donna, in particolare in termini comportamentali con una certa insistenza sulle differenti aspettative.

Quello che mi shockò di più fù un discorso intorno alla pagina 65 che ripeteva quasi alla lettera le argomentazioni che mi erano state date da lei sulla fine del nostro rapporto.

Non lessi il libro, lo divorai. E seguendo uno schema di lettera d’amore presente nel volumetto ne scrissi una di mio pugno.

Acquistai anche una copia del libro e approfittando della sua assenza lasciai il libro con la lettera sul suo letto. Quella fù l’ultima volta che entrai a casa sua, ringraziai i genitori per i bei momenti passati insieme e per come mi avessero accolto.

Passarono i giorni, ci rivedemmo sempre e solo per impegni programmati. Non ricevetti alcun tipo di comunicazione così ripresi io a comunicare, con degli sms.

Stavo impazzendo per capire se avesse letto il libro o meno, cosa ne pensasse delle mie parole nella lettera.

L’occasione per ottenere le risposte che cercavo si presentò ad una cena con dei comuni amici.

Ma colei che conoscevo e che amavo già non c’era più, il mio cervello e il mio cuore si rifiutavano di accettarlo e si rifiutarono ancora per i mesi a venire così che ebbi a che soffrire con una sosia.

Scoprii una sconosciuta nel corpo di un’altra.

Posted by StefsTM at 10:27:01 | Permalink | Comments (1) »

Fase 4: I panni sporchi si lavano in casa.

Mi ricordo una battuta tratta da “Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano” : “Quando una donna lascia vive una seconda giovinezza, riscopre i propri interessi e se le va bene perde anche qualche chilo. Quando un uomo viene lasciato ingrassa, cade in depressione e se gli va bene finisce sotto un tir.

Di quella cena mi viene in mente una frase: “Ste, i panni sporchi si lavano in casa”.

Acquistai un raccoglitore coi ganci in cui inserii diverse cose: alcune foto della vacanza in Tunisia, la brutta della lettera, dei post-it con la sua scrittura che campeggiavano nel mio ufficio, la versione stampata del sito appositamente registrato, una copia dei volantini, i biglietti ferroviari con l’invito per Roma.

Avevamo iniziato l’orrenda procedura della restituzione dei ninnoli e degli altri oggetti di proprietà dell’altro. Finito di mangiare le chiesi di parlare in privato. Così assieme ad alcune sue cose le consegnai il raccoglitore. Lei si commosse dicendomi che nessuno fino ad allora aveva mai fatto una cosa simile per lei. In quell’ istante riuscii ad intravedere per l’ultima volta la ragazza di cui mi ero innamorato e che amavo. Il resto della conversazione fù una replica di quelle precedenti in cui io chiedevo spiegazioni conscio stavolta dei miei errori e pentito per averli commessi, pronto per non ripeterli allievo del dolore che avevo provato e stavo provando con lei che scuotendo la testa mi ripeteva che non poteva fidarsi di me e che un riprovarci sarebbe stato un fallimento. Mi venne anche fatta notare la somiglianza della struttura della lettera con quelle presenti nel libro, sintomo per lei di poca iniziativa e creatività/sincerità. A nulla valse la mia spiegazione dicendo che il modello mi aveva aiutato ad esprimermi meglio.

Penso che una delle cose più dolorose e umilianti sia cercare di baciare una persona e questa sposta il volto indietreggiando.

A me è accaduto. Mi scontrai con quello che lei definì essere un “muro”. Il muro era stato edificato e non c’era mezzo di scalarlo o buttarlo giù. Io odio il concetto di muro per diverse ragioni, tra cui quella del voler separare e voler mantenere le cose in un certo stato mentre tutto si evolve, io credo nel concetto del panta rei. Le cose cambiano e con esse le persone. Ma non per lei, e sopratutto lei non cambia opionione. Personalmente credo che solo due categorie di persone non cambino MAI idea o opinione col tempo: gli stupidi e i fanatici. C’e’ anche una terza categoria: i fedeli, ma costoro hanno una fede, un credo appunto e non è di questo che sto scrivendo.

Più cercavo di mantenere a galla il Titanic e più lei apriva una falla nello scafo accellerandone l’abissamento.

Ormai avevo capito come fossimo giunti a quel punto e per questo mi sentivo pronto a iniziare qualcosa di nuovo dalle ceneri del vecchio e non “ricominciare” cercando di ricalcare il passato. Io non rivolevo un Titanic, mi bastava una delle scialuppe di salvataggio, col tempo sarei riuscito a farla diventare più grossa e più robusta della nave che stava affondando.

Voi avreste rimesso un capitano al timone di un’altra nave anche se molto più piccola e fragile? Io sì, perchè ho fiducia in me e mi considero una brava persona.

Fummo interrotti due volte quella sera: nella prima alcuni dei nostri amici entrarono a prendere delle cose, nella seconda più deliberatamente ci interruppero entrando uno dietro l’altro facendo un trenino per poi uscire da dove erano entrati. Quando più tardi lo feci notare a uno di loro mi venne detto: “Ste, i panni sporchi si lavano in casa.”

Nei giorni seguenti scrissi:

E’ ingiusta la natura umana che si porta dietro assieme all’amore il dolore, è come se mano mano che ti innamori metti dei fiori in camera, fiori stupendi che ogni volta che sbocciano sono una festa per gli occhi e per il cuore, poi smetti di metterne e alla fine, smetti di innaffiarli e marciscono velocissimamente. E la camera puzza che appesta, e non riesci a capire come sia potuto accadere.

Posted by StefsTM at 10:26:08 | Permalink | No Comments »

Fase 5: A Natale siamo tutti più buoni.

A Fruita, una cittadina del Colorado negli U.S.A., un pollo ha vissuto senza testa dal 1945 al 1947. Il suo nome era Mike. Un giorno Mike si deve essere reso conto che non poteva andare avanti in quella situazione ed è morto. La storia di Mike

Io sono riuscito a sopravvivere per 6 mesi senza cuore e con meno cervello del solito. Non ci credete? Chiedetelo ai miei più cari amici, loro vi diranno che il mio comportamento non potrebbe essere spiegato altrimenti.

Non riuscivo a convincermi. Non ci riuscivano i fatti. Non ci riusciva nessuno. Continuavo ad avere in testa una persona che non esisteva più, e questo solo perchè frequentavo una sosia.

Portare avanti uno spettacolo non fù facile. Un vero attore riesce a lasciarsi tutto dietro in quei pochi centimetri che separano il palco dal mondo reale. Per quanto mi consideri capace non sono ancora un vero attore.

Così ad ogni prova io lentamamente agonizzavo dentro, cercando di interpretare un personaggio di una commedia. Una COMMEDIA capite? *battuta* *situazione comica* *pubblico che ride* . Ogni volta stringevo i denti e dicevo a me stesso che prima o poi sarebbe passata, che prima o poi ci avrei fatto l’abitudine.

Fortunatamente riuscii a volgere i miei interessi anche in altre direzioni. Se penso a quante cose ho fatto e quante persone ho conosciuto in questi 6 mesi! Ora sorrido pensando che se quel che è accaduto non fosse successo mi ritroverei forse felice ma con molte meno persone ed esperienze da raccontare. E’ possibile che alcuni di voi pensino che dopo il raccoglitore io cessai di ingegnarmi per “lei”. Vi capisco. Davvero. Ma vi sbagliate.

Decisi che per Natale avrei creduto nella sua “magia” e avrei tentato un ultimo meraviglioso azzardo.

L’ idea mi nacque per caso, guardando un documentario su 2pac con le note di una sua canzone. La canzone in questione era changes. Cambiamenti. Rimasi folgorato da quelle note e dalla melodia. Così mi misi a “comporre” in simil volgare e in strofe che avrei “rappato”.

 

Qui vi narro la novella,
sia di cuor che di cervella,
che di giovani persone,
lei carina lui musone,
han si gran amor provato
ca bisogn d’esser cantato.

Una sera per diletto,
grazie ad un buffo ometto,
lui recò la sua persona,
su un’insolita poltrona,
a veder l’ottava arte,
senza averne egli le carte.

Con sorrisi venne accolto
e agli attori piacque molto
piaque tanto qui vi giuro
chel suo destin non fu più oscuro.
Diventato anch’egli attore,
riprovò inver l’amore.

RIT

Ad unirli furon li occhi,
non tremarono i ginocchi,
Ne’ prodezze strane alquanto,
ma curiosità soltanto,
di conoscersi a vicenda,
una cosa inver stupenda.

Corteggiarla lui voleva,
e una sera lei preleva,
per andar a far gli auguri,
a una donna da spergiuri,
Tanto riso e tanto gaudio!
Quella sera fu un tripudio.

Liberarla lui bramava,
e da Parma la preleva,
per teatrar assiem a Roma,
e ascoltar di lei l’idioma.
Starle accanto e benvolerla,
come la più rara perla.

RIT

La fortuna e ancor la sorte,
volle loro assiem più volte,
a parlar di volta in volta
con favella o rozza o colta.
ma lei libera non era,
altro uom tra loro c’era.

Prese il destino lor per mano,
A danzar assiem lontano.
Una notte con la pioggia,
Egli il cuor su lei appoggia,
e rimane lei contenta,
tal fardello non lamenta.

Liberata finalmente,
corpo sì, ma anche la mente,
di due uno diventoron
ed in molti lo notaron.
Era amore senza dubbio,
uno splendido connubio.

RIT

In una notte senza luna,
con le stelle a far fortuna,
una cadde e lor sgomenti,
liberati i sentimenti,
e desideri che non diciamo,
si scambiaron alfin “Ti amo”.

Amore, amore e amor ancora
riempì attimo, minuto ed ora
problemi ebbero più o meno gravi
ma riuscion a restar savi,
finchè lui errori fece
che tuttora maledice.

Non udì stolto l’allarme
e non dette a lei conferme,
la pazienza si sa non dura
e l’amor ben presto usura
alche ella ormai sfinita
rivolette la sua vita.

RIT

La novella qui finisce
con un uomo che svanisce,
ed un altro già rinasce
dagli errori chel vecchio fece
e che canta da lontano,
non dimenticar che t’amo.

Alcuni pensano che dovrei vergognarmi di una cosa simile. Io mi vergogno, ma di loro. Preparai due esami in quei mesi, componendo e studiando. Alla fine confezionai un cd commisionando la stampa a colori di una copertina di un retro e di un’etichetta.

Glielo consegnani appena prima di partite per delle vacanze di Natale da passare assieme ai parenti che avevo trascurato negli ultimi due anni e mezzo.

Tutti mi accolsero con grande affetto, senza fare domande. Mi sentii un vigliacco, uno scarto d’ uomo per come li avessi trascurati troppo preso dalla mia storia d’amore e dai miei interessi. Chiesi il loro perdono, ma evidentemente la mia situazione si esprimeva anche nel mio aspetto perchè non ci fu bisogno di molti discorsi. Stavo male, e si vedeva. Con loro e con i miei amici passai delle splendide vacanze e festeggiai le ricorrenze comandate senza mai ricevere nessuna comunicazione da lei.

Sapete, penso di odiare la definizione “A Natale siamo tutti più buoni”. Questo significa che il resto dell anno siamo tutti più stronzi! Allora facciamo così: a Natale siamo tutti più stronzi, che sia il giorno peggiore dell’anno! Meglio 1 giorno orribile che 364 “meno buoni” non trovate?

Posted by StefsTM at 10:23:39 | Permalink | No Comments »