Fase 9: Crisi di rigetto.
"Ste, tu sei geloso?" "No se la mia ragazza non mi dà motivo di esserlo."
I primi giorni del 2006 trascorrevano normali ed il mio umore era poco al di sopra delle mie scarpe. Niente di più. E fu in queste condizioni che accolsi Alex in quei freddi giorni di Gennaio. Parlammo. Lui aveva le sue idee in merito alla mia situazione e cercò di spiegarmi il suo punto di vista. Punto di vista che io accatastai nella mia mente assieme a tutti quelli che precedentemente mi erano stato esposti. Alex l'aveva conosciuta grazie a me e aveva avuto modo di parlarci più volte prima della nostra rottura. Da allora erano cessate le loro comunicazioni. "Peccato" pensai, così ne approfittai per rimetterli in contatto. Dopotutto consideravo e considero Alex una delle poche persone da annoverare con orgoglio tra le proprie conoscenze.
Non mi ci volle molto. Alex la chiamò a casa e si sentirono, il mattino dopo ci recammo in biblioteca e lei ci raggiunse. Mi faceva effetto vederla, e mi faceva male non parlarci. Così mentre loro si misero a chiacchierare io rimasi a bollire nel mio brodo studiando storia moderna. La presenza di Andrea fece sì che in occasione del suo compleanno ci organizzassimo per festeggiarlo a dovere la sera stessa. E così fu. Ci incontrammo in un pub, con Alex, lei e Lorenzo.
Si dice "così vicini eppure così lontani" ecco, vi assicuro che è una sensazione che fa schifo. Per me la serata passò in questo modo, tranquilla ma non godibile. Organizzai sul momento una "torta a sorpresa" per Andrea convincendo la barista a darmi un bombolone e a metterci sopra una candelina (rosa).
Lo so, lo so.... sono un genio.
I giorni passarono e dovetti salutare Alex per vederlo partire alla volta di casa.
Ero di nuovo solo coi miei pensieri.
Quando qualcosa di inaspettato ci prende possiamo solo "viverlo". Credo che combattere l'imprevisto sia impossibile come tentare di prevederlo. O come tentare di fare un discorso ad Alex senza essere interrotti. Impossibile, appunto.
Sabato sera Andrea avrebbe festeggiato il suo compleanno con molte altre persone in un locale dalle mie parti. Sapevo che lei ci sarebbe andata. Pensai che mi sarei divertito con gli altri, dopotutto non potevo mancare al compleanno di un mio "fratello". Conoscevo quasi tutti gli invitati. Ci sedemmo per cenare e festeggiare. Ogni tanto mi soffermavo a guardarla, di sfuggita, per vedere se anche lei guardava me: il suo ex.
Se ci tenete a saperlo la risposta è : no. Non mi guardò affatto, ai miei occhi aveva tutta l'aria di divertirsi.
Per me quello stare a vederla mentre si divertiva era uno spettacolo doloroso da cui però non riuscivo a distogliere lo sguardo, come quando da piccolo durante i film horror mi mettevo le mani davanti agli occhi per poi sbirciare attraverso le dita.
Anche sotto questo punto di vista non sono cresciuto molto.
Ecco, lei rideva. Rideva gente! E lo faceva senza di me! Io facevo fatica ad elargire sorrisi e lei rideva e si divertiva.
Non ero io a farla divertire come era stato fino a pochi mesi prima, come era stato quando l'avevo corteggiata, a un compleanno di una ragazza che faceva teatro con la nostra compagnia. Oddio un compleanno.
E sapevo che se mi avesse detto: "Ok, fammi ridere allora, fammi divertire!" io non ci sarei riuscito. In quel periodo cercavo di non essere di peso alla gente o di esserlo il meno possibile. Stiamo riverniciando la sua auto signore, ci vorrà del tempo e poi tornerà come nuova.
Pensavo di essere arrivato alla fine di quello spettacolo. Ma la situazione mandò il mio cervello K.O.
Uno degli invitati le si sedette accanto, mise un braccio sullo schienale della sua sedia e iniziò a parlare e a scherzare con lei.
Oggi non so dire se io abbia enfatizzato quella scena a causa dei miei sentimenti o della mia situazione peculiare da ex, ma il mio cervello cominciò ad urlare "VATTENE! VATTENE CAZZO!! IO NON CE LA FACCIO PIU'! PORTAMI VIA DA QUI!"
Lei era lì, sapeva quello che provavo per lei e faceva la civettuola con quello lì? Con lui che io conoscevo appena ma che consideravo la mia NEMESI? Ad un compleanno di un nostro collega attore... come quando io... quando io.... e lei....
Merda. I ricordi ogni tanto fanno male. Troppo.
I miei pensieri cessarono. Ci fu solo il dolore. Mi alzai molto lentamente e mi infilai la giacca. Ero il primo ad andarsene, era relativamente presto per lasciare una bella festa allegra e con dell' ottima musica live. Qualcuno dei presenti capii e non fece domande. Feci gli auguri ad Andrea mi scusai e gli chiesi se possibile di capire quello che stavo provando.
I metri che mi separavano dalla macchina durarono un' infinità. Aprii la portiera, la richiusi, misi le chiavi nell' avviamento e... iniziai ad urlare. Ero impazzito, la crisi di rigetto era al suo culmine, stavo provando un sentimento dolorosissimo che non avevo mai provato prima.
La gelosia.
Iniziai ad urlare e a piangere e a percorrere a una velocità insensata il tratto di strada che mi separava da casa.
Ho avuto paura diverse volte nella mia vita. Quella fu una.
Guidavo, anzi pilotavo senza senso, sentivo il dolore scuotermi dentro e le mie stesse urla mi giungevano come lontanissime. Negli occhi la scena della mia nemesi intento a divertirla.
E lacrime, talmente tante da far fatica a mettere a fuoco la strada.
A quest'ora potrei essere morto, triste media dei "morti del sabato sera".
Il dolore non diminuiva, la gola cominciava a farmi male ma non riuscivo a smettere di urlare.
Chiamai Iacopo e singhiozzante e biascicante gli feci capire cosa stava succedendo. Rimanemmo per più di un'ora al telefono e devo dire che fu una benedizione.
Arrivato a casa mia madre mi vide e trattenne le lacrime... ero proprio uno straccio.
Mi sentivo "vuoto", così mi abbandonai al sonno.


