Venerdì | Aprile 28, 2006

Fase 11: Il crepuscolo degli dei.

Nessuno mi aveva chiesto di venerarla. Il culto lo avevo iniziato io da innamorato. Lei avrebbe preferito che la odiassi. Vero. Ma guardate voi attraverso gli occhi dell' amore e ditemi cosa vedete. Lei mi avrebbe aiutato involontariamente a profanare il suo tempio e a dismettere il suo culto. Da solo dubito che ne sarei stato capace. La perfezione era destinata a cadere, la dea tornava ad essere un difettoso essere umano. La condizione di dea prevede l'infallibilità e l'accettazione di qualsiasi cosa da lei detta o fatta. Anche se si tratta di azioni che arrecano dolore, o sviliscono o mancano di rispetto. Per fortuna prima poi arriva sempre:

Il crepuscolo degli dei.

 

Alla fine presi l'unica decisione possibile: avrei evitato lei e ogni luogo o attività che avrebbero potuto farmela incontrare.

Dei giorni che mi separarono dall' ultimo incontro con la compagnia teatrale non ricordo molto.

Un ricordo però è chiaro e nitido nella mia mente:

Ero in auto con mio padre, diretti non so dove per non so quale motivo. Non si parlava molto, a dire il vero da diverse settimane non ero dell' umore adatto a fare conversazione. A un certo punto allungò il suo indice verso la plancia, pigiò un bottone e mi chiese: "Conosci questa canzone di Ivano Fossati?"

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l'ora muta delle fate.

C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz'ora sono qui arruffato
dentro una sala d'aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C'è un tempo d'aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C'è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l'istante in cui scocca l'unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.

Ivano Fossati - C'e' tempo.

 

Quanto di composto c'era in me in quell' abitacolo in quel momento... beh affondò.

Non mi è mai piaciuto piangere davanti a mio padre. Lui mi guardò, sorrise e disse: "Piangi? Allora non l'hai ancora capita."

E' vero, non l'avevo ancora capita. E' magico come il senso che diamo a una canzone cambi insieme a noi.

Oggi ho riconquistato le vecchie canzoni, quelle che mi ricordavano lei e che dovevo sfuggire per non sprofondare nella malinconia.

Antropologia Culturale era per me difficile da studiare in quei giorni, con l'esame ormai alle porte. Le inviaii una mail con il testo della canzone e alcuni pensieri sulla musica, quella per me allora proibita perchè portatrice di ricordi e quindi di dolore.

Venerdì sera mi sarei congedato dal Teatro e rivolevo le mie ultime cose ancora in suo possesso. Gliele chiesi con un sms.

Inaspettatamente ricevetti una risposta. Mi si informava che le mail erano state lette e che le mie cose mi sarebbero state consegnate, appuntamento mezz'ora prima dell' inizio dell' incontro a Teatro.

Aveva letto le mie mail? Voleva ridarmi le mie cose? E allora perchè voleva incontrarmi PRIMA?! Voleva parlarmi?! E ... cosa voleva dirmi?! Oddio... e se... no no no no... non è possibile... però... forse...

Speranze e sogni.

Come mettere una fiala di nitroglicerina in mano a un malato di Parkinson.

"Soldato, devi semplicemente tirare la granata contro il bersaglio. Toglie la spoletta, conta fino a 15 e poi lancia. Tutto chiaro?"

Feci tutto a una velocità impressionante, mi lavaii, mi vestii e mi ritrovai a fissare l'orologio della mia auto, da solo nel parcheggio di fianco al teatro 15 minuti prima dell' appuntamento.

"Signorsì!"

Lei arrivò, tirò fuori le mie "cose" : Doom I, Doom II e una tastiera. Le sistemammo nel bagagliaio ed entrammo nell' abitacolo.

Abbassai il volume della radio, non c'era bisogno di colonna sonora per quel momento così simile a quelli passati eppure enormemente diverso.

Il soldato rimuove la spoletta ed inizia a contare ... 1 ... 2 ... 3 ... 4 ... 5 ... 6 ... 7 ... 8 ... 9...

Silenzio. "Come va?" le chiesi. "Bene. Ho letto le tue mail." "Uhm." "Ascolta, non ripetiamo i discorsi dell' altra volta. E' finita." "E' tutto qui quello che mi devi dire?" "Sì." "Ma io sono CAMBIATO!" il mio tono di voce aumentò leggermente e si fece poco più rauco.

... 10 ... 11 ... 12 ...

"Ste, non ricominciare." il suo tono di voce si fece più profondo e allo stesso tempo più teso. "Come puoi dirmi una cosa sImile?" in "simile" la mia voce cominciò a tremolare, gli occhi si fecero lucidi. "A ME LO DICI?! CON CHE CORAGGIO FAI A ME QUESTA DOMANDA?! LO SAI CHE COSA HO PASSATO PRIMA DI FINIRLA? IO CI CREDEVO!" Ecco, non era più parlare, era discutere.

... 13 ... 14 ... 15.

"ANCHE IO CI CREDEVO! NON VOGLIO RICOMINCIARE, VOGLIO INIZIARE QUALCOSA DI DIVERSO!" Piangevo. "SE VUOI PIANGERE VA BENE, MA NON HO VOGLIA DI PARLARE ANCORA DI QUESTO" e io "MA TUTTO QUELLO CHE HO FATTO PER TE? IL MIO AMORE? NON VALE A NIENTE?!" mi rispose "IO NON RIESCO A PROVARE PIU' NULLA PER TE LO CAPISCI?!"

Il soldato muove il braccio e vede la spoletta andare ad adagiarsi vicino al bersaglio. "Ma che cazzo ho lanciato?"

Emisi un genuino grido di dolore. "SE VUOI URLARE FALLO, SE TI FA SENTIRE MEGLIO FALLO, IO SCENDO DA QUESTA MACCHINA" disse. "IO PER TE LASCIO TEATRO!" non ho idea di come lo dissi.

Abbassa lo sguardo sulla sua mano, la granata è lì. Succede. BOOM.

Mi guardò. Non disse nulla, semplicemente scese. Rimasi da solo a piangere, ci misi quasi 15 minuti a ricompormi.

In Teatro gli altri videro che avevo gli occhi pesti e che rimanevo in disparte. Quando lo ritenni opportuno parlai e mi congedai da loro e dal palco dicendo che un giorno sarei tornato ma che dato il mio prossimo trasferimento a Modena non potevo garantire la mia presenza per il prossimo spettacolo.

 

Non capivo come fosse possibile comportarsi così davanti a qualcuno che ti ama e che versa lacrime sincere. Arrabbiarsi, alzarsi e andarsene intendo.

Quanto accadde contribuì a far dissociare l'idea che avevo di lei, da quello che lei era realmente.

Avevo visto una stella brillare, mi piace pensare che abbia brillato anche per merito mio, ora era tempo di capire che la luce di quella stella arrivava dal passato. La stella non c'era più.

Posted by StefsTM at 10:05:01 | Permanent Link | Comments (0) |
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